Italiano  English  
Bruno Pasino

 

Eroe e martire della Resistenza 

 

"Ho desiderato per i miei figli un mondo Giusto e Libero"

                                                                          Bruno Pasino 

 

 

 

Mio padre

(nei documenti e nei ricordi raccolti da Vincenzo Pasino)

 

Mio padre Bruno nacque a Solero (Alessandria) il 24 maggio 1916 da Vincenzo e da Baio Caterina.

Mio nonno Vincenzo era macchinista delle ferrovie dello Stato e mia nonna, Baio Caterina, era casalinga.

 

Nel 1923 (mio padre aveva 7 anni) mio nonno, noto antifascista, venne licenziato per essersi rifiutato di aderire al sindacato fascista ed al P.N.F. Per sostenere la famiglia composta, oltre che da mio padre Bruno, da Pietro, Maria ed Angela, mio nonno si diede all'agricoltura.

 

Le ristrettezze economiche nelle quali versava la famiglia non impedirono a mio padre di frequentare le scuole medie alla "Cavour" di Alessandria ed il liceo scientifico a Genova.

 

Mio padre Bruno frequentava l'ultimo anno della facoltà di Scienze Politiche all'Università di Torino quando, nel gennaio del 1940, fu chiamato alle armi. Dopo i corsi alla scuola allievi ufficiali di Bra venne nominato sottotenente di artiglieria ed assegnato al 25° reggimento artiglieria della Divisione "Assietta".

 

Con la Divisione "Assietta" partecipò alle operazioni di guerra sul fronte occidentale fino alla resa della Francia. Venne poi trasferito al 36° Reggimento Artiglieria "Forlì" con il quale partecipò ai combattimenti sulla linea greco-albanese distinguendosi per le sue capacità carismatiche e per le spiccate doti di stratega militare.

 

Nel giugno del 1941 fu ritrasferito alla Divisione "Assietta" in qualità di istruttore alla scuola di Artiglieria da montagna con sede a Cuorgnè e nel luglio dello stesso anno si sposò con mia madre Tartaglino Rosa. Un anno dopo, il 14 giugno del 1942, nacqui io e mi fu attribuito il nome di mio nonno Vincenzo.

 

A fine giugno del 1942 (avevo 15 giorni) mio padre venne assegnato, in qualità di istruttore, al Centro di Addestramento di Artiglieria Costiera di Terracina (Latina) dove ci trasfermmo tutti e tre.

 

All'università di Torino Bruno aveva conosciuto il principe ereditario con il quale aveva stretto un legame di amicizia ed il 25 luglio 1943, a Terracina, gli fu fatto pervenire un telegramma con la raccomandazione di "mettere al sicuro" la famiglia. Il giorno dopo mio padre inviò con un treno merci me e mia madre a Solero dai miei nonni paterni. 

 

Mio padre rimase alla Scuola di artiglieria sino alla firma dell'armistizio. In mancanza di ordini ed istruzioni ufficiali mio padre, che conosceva sia la lingua tedesca e sia la lingua inglese, entrò in conflitto con i tedeschi che stavano imprigionando tutti i militari italiani, considerati "traditori". 

 

A capo del reparto della scuola mio padre in un primo tempo bloccò il passaggio dei carri armati tedeschi che stavano cercando di discendere l'Italia. Nel corso delle trattative i tedeschi  lo invitarono ad aderire alla neonata Repubblica Sociale Italiana ottenendone un rifiuto. Privo di munizioni per i cannoni, mio padre fu costretto a sciogliere il reparto e si diede alla macchia. 

 

In clandestinità e con mezzi di fortuna in 15 giorni mio padre raggiunse la famiglia a Solero. Risalendo l'Italia aveva deciso di iniziare la lotta clandestina. Muovendosi di notte per evitare di venire riconosciuto e segnalato, mio padre avvicinò il generale Gallia di Solero che lo mise in contatto con l'On. Livio Pivano, con il prof. Giuseppe Piccinini e con gli altri membri del C.L.N. di Alessandria.

 

Comandando una piccola formazione poi cresciuta fino a diventare la 3a Brigata della VIIIa Divisione "Giustizia e Libertà"  partecipò attivamente alla guerra di Liberazione ottenendo una serie di successi contro le milizie nazifasciste nella valle del Tanaro. Il 3 settembre del 1944 era nato mio fratello Mario.

 

Il 18 gennaio 1945, tornato a Solero per farci visita, mio padre fu catturato in seguito alla delazione di una spia e condotto nella caserma delle Brigate Nere in via Cavour ad Alessandria. MIo padre venne prima blandito e poi atrocemente torturato per giorni, senza tuttavia che i suoi aguzzini riuscissero a strappargli informazioni sulle sua attività e sulle formazioni partigiane.

 

Constatata la inutilità delle torture venne richiuso nel carcere militare di piazza Goito. Alle ore 14 del 30 gennaio 1945 mio padre venne prelevato dalle carceri di piazza Goito e di nuovo riportato al comando delle Brigate Nere di via Cavour dove venne ancora selvaggiamente torturato nel tentativo di strappargli informazioni sui capi del C.L.N.

 

Nella notte, all'una del 31 gennaio del 1945, mio padre, con ad altri 3 partigiani Giacomo ColonnaOsvaldo Caldano e Maurice Guichard, fu condotto sulla strada che porta da Alessandria a Casalbagliano e lì, a 700 metri dall'abitato, venne trucidato. Fu trovato riverso nella neve crivellato con 97 colpi di mitra molti dei quali alla testa. Gli altri tre furono trovati nella neve all'altro lato della strada.

 

Nel 1957, a mio padre venne conferita la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria e l'Università di Torino gli ha conferito la laurea in Scienze Politiche "ad honorem".

 

Oggi una lapide sul luogo dell'eccidio ricorda mio padre e gli altri tre martiri. Sulla lapide la scritta voluta da Livio Pivano , primo Prefetto dopo la Liberazione, salvato dalla cattura, come lo stesso mi ha spesso raccontato, ben due volte da mio padre.

 

La strada che dal borgo "Cristo" conduce al borgo "Casalbagliano" è stata intitolata "via 4 martiri" in ricordo dei caduti. La via principale di Solero lo ricorda come lo ricorda una via di Alessandria. Il corpo di mio padre oggi riposa nel cimitero di Solero, nella tomba voluta da mia madre.

 

Dopo la Liberazione vennero denunciati per il crimine:

- il generale De Logo del Comando regionale militare

- il capitano Moro del Comando militare regionale

- il Questore Caradonna

- il Prefetto Piazzese

- le Brigate Nere Gorgolini, Rota, Prato ed altri.

 

Nessuno di loro ha pagato per il crimine.

 

continua

 

 

 

 

                                                                                                                                                          Per saperne di più

  HSEGroup

 

© Copyrigth 2008-2014  Human System's Engineering Group  Contatti Privacy